| Liberacomelaria | ||||
Perchè? Liberi liberi siamo noi però liberi da che cosa chissà cos'è... On the road ...alle ragazze dalle labbra rosa A little less conversation Farsi del male è un'arte sottile Fondali La Casa di Lapo La collana di perle La penna e la spada La Terra Un'altra dea [La barca d'oro] Il passato agosto 2005 giugno 2005 maggio 2005 febbraio 2005 gennaio 2005 novembre 2004 ottobre 2004 settembre 2004 agosto 2004 luglio 2004 giugno 2004 maggio 2004 aprile 2004 marzo 2004 febbraio 2004 Un po' di me: mare vento motori emozioni forti musica, sempre poesia uomini (intelligenti) Leggere.. L'amour dure trois ans - Fréderic Beigbeder Chiedi alla polvere - John Fante Donna di Porto Pim - Tabucchi The Golden Bough - Frazer Il ragazzo che amava Shakespeare - Bob Smith Nell'intimità - Hanif Kureishi Alain De Botton - Il piacere di soffrire Justine Lèvy - Rien de grave Quante volte, figliola? Siete venuti a trovarmi *loading* volte (!) |
martedì, agosto 02, 2005 Forse non sarei (Max Pezzali - 883) By Motociclista |
17:21 | commenti (5)
Il tempo passa e le cose si evolvono. Ho ritrovato la voce e la voglia di usarla, anche se troppi pensieri mi impediscono di concentrarmi sul qui e ora della scrittura. Vengo qui, leggo gli scritti degli amici e lascio qualche piccola traccia del mio passaggio, niente di più. Però mi vengono strani pensieri. Ieri pensavo di aprire un nuovo blog, di cominciare con una pagina pulita a scrivere della mia nuova vita. Mi illudo che sia nuova, naturalmente, perchè io sono sempre la stessa e la vita anche. La novità sta nel prendere atto della trasformazione che in due anni ha cambiato molte cose di me e del mio modo di vivere. Per chi mi legge ancora, per chi non si è stancato di venire a vedere questa casa disabitata, dirò che va tutto bene. Sono sempre in divenire, ho solo preso una strada nuova e solo tra qualche tempo sarò in grado di darvi un resoconto del viaggio che ho intrapreso. Il viaggio è dentro di noi, sempre. Viaggiamo per cercare qualcosa ma alla fine possiamo soltanto trovare noi stessi, se siamo attenti e fortunati. Io per adesso ho trovato l'amore, e l'ho trovato dentro di me, dove non credevo fosse nascosto. Dopo averlo cercato tanto negli altri ho capito che era lì, così vicino, nel mio cuore. Sembra semplice. Vero? Comunque per adesso non aprirò un nuovo blog, rimarrò fedele a queste pagine. Anche da piccola sprecavo un sacco di carta, mentre l'essenziale è esprimersi, comunicare pensieri ed emozioni, esserci. By Motociclista |
17:12 | commenti (3)
martedì, giugno 28, 2005 Stamattina A. ha l'udienza per la separazione. Dopo otto mesi di attesa, otto lunghi mesi che ci hanno cambiato la vita, che hanno cambiato noi due ma forse non hanno cambiato affatto la moglie. Ieri sera pensieri e preoccupazioni ci hanno agitati, folate di vento freddo nella mente, paure che nei 30 gradi della mia stanza stanotte producevano nuvolette di vapore ghiacciato come i fantasmi del film The Others. Il tempo passa in modo diverso per ognuno di noi, è cosa nota. La sua percezione varia costantemente, per alcuni talvolta la vita rallenta fino a fermarsi. Noi abbiamo vissuto in velocità, una discesa felice su un pendìo lieve, fatta di momenti allegri e intensi, di rapide scivolate e dolci pause di riposo. Per C., per lei, è stata una salita, dura, senza appigli sicuri. Una strada polverosa la cui fine non si intuisce, che sembra non portare in nessun luogo, che genera inquietudine. Questa è la mia impressione, potrei sbagliare, anzi lo spero. Per questo ho molti pensieri, per questo temo. Io le auguro serenità, come la auguro a me stessa e ad A. Così è la vita, gli errori si pagano e ognuno li paga con la moneta che ha. Come i debiti, temo non si finisca mai di pagarli. By Motociclista |
10:02 | commenti (5)
giovedì, giugno 16, 2005 Ogni tanto mi capita di preoccuparmi per i miei amici, per le persone che amo. So che dovrei farmi gli affari miei, ma è un’altra storia. Mi preoccupo perché li vedo che si raccontano frottole, alle quali cercano disperatamente di credere, o credono veramente. La verità è una parola pesante, inopportuna. Fa male, dicono. Allora ci inventiamo scuse, storie, giustificazioni. Vedo persone buone, sincere, che si meriterebbero il meglio ma raccolgono solo briciole - di affetti, di gioia, di vita. Briciole che sono frustrazioni. E loro si raccontano storie, prendono tempo. Invece di scappare via, di urlare la propria infelicità, di provare a liberarsi dal giogo stanno lì come animali da soma, stanchi, rassegnati, con gli occhi al suolo. Si dicono che va tutto bene, tengono duro, e soffrono. Lo facciamo tutti, lo so. Ma è triste. E la vita è così breve. By Motociclista |
16:59 | commenti (2)
martedì, maggio 31, 2005 L'Alice se n'è andata. Ieri sera alle sette e mezza, un'ora stupida per andarsene, ma forse è lo stesso, a 92 anni. L'Alice era mia zia, la sorella di mia nonna, per mia madre la mamma che avrebbe voluto avere. Ferma da sempre agli anni del ventennio, caschetto biondo platino e scarpine da charleston.. una risata da ragazzina, occhi vispi e furbi, maliziosa sempre, bugiarda, tutta profumi e balocchi. Aveva scelto un uomo serio, un po' timido (mio zio aveva studiato in seminario) ma insieme erano felici, sempre in giro in macchina, a mangiare fuori. L'Alice era un raggio di sole, giocava a fare la signorina snob ma in fondo era una donna di campagna, di gusti semplici. Da piccola andavamo a trovarla sul lago e poi si andava in Svizzera a comprare la cioccolata e i dadi, e ci fermavamo in qualche crotto a mangiare qualcosa (per lei "pane, salame e una birretta"). E lei era sempre la più bella, la più elegante, la più ingioiellata, quella che rideva sempre. Qualche anno fa, passavamo il Natale insieme e portavo la macchina fotografica. Se le dicevo "dai zia, mettiti lì che ti faccio una foto" lei si metteva in posa come le dive del cinema muto. E intanto rideva, mi raccontava di quando era piccola, era leggera come un uccellino. L'Alice aveva tanta paura di morire, forse perchè aveva tanta voglia di vivere. Ciao, zia. By Motociclista |
15:45 | commenti (2)
martedì, maggio 24, 2005 E' primavera, nascono i bambini. Tra i miei colleghi, solo in questa settimana, tre. Ho ancora sentimenti contrastanti, come se per me fosse un argomento in discussione. Ma la mia età inesorabilmente deciderà per me. Fino ad oggi la ferma convinzione di restare figlia per sempre mi ha sostenuta, l'istinto materno non mi ha intenerita. Ancora oggi di fronte a un cucciolo d'uomo non provo particolare commozione, mi sembra di non sentire niente. Forse non è vero, non del tutto. Cosa è cambiato in me? apparentemente niente, ma si è fatto strada un desiderio, un pensiero. Non sto cercando di provocare la sorte, ma ho abbassato le difese. Quello che desidero è avere una famiglia, ma non ho ancora capito bene se il concetto di famiglia può aver senso e legittimità tra due sole persone o si rimane per sempre solo "coppia". Sono solo pensieri. I bambini nascono, crescono in fretta. La vita scorre rapida, a volte come un fiume apparentemente tranquillo, altre come un torrente impetuoso. Forse con i figli va ancora più veloce. Forse con i figli tu che scorrevi via nella corrente come un ramoscello nelle rapide diventi una roccia attorno alla quale l'acqua crea vortici. Ma devi stare ferma, lì, e lasciare che gli altri si possano aggrappare a te se sono stanchi. L'ebbrezza della velocità è un ricordo... e non arriverai mai al mare... By Motociclista |
11:53 | commenti (2)
mercoledì, maggio 18, 2005 Non ce la faccio veramente più. A parte che ogni giorno che esco in Vespa prendo una lavata, non sopporto più questo grigiore. Già devo vivere qui e ogni giorno mi pesa più del precedente, ma vivere in questo eterno Novembre mi sta succhiando via la vita. Stamattina ho anche subito un prelievo di sangue e, credetemi, mi sono meravigliata di averne ancora, pallida come sono. Ora basta! voglio il sole! By Motociclista |
14:03 | commenti (2)
giovedì, maggio 12, 2005 Buongiorno, amici. Dico buongiorno e non ciao, perchè mi sento un po' straniera, sono stata via per un po'. Mi aggiro tra le pagine, questi lunghi papiri srotolati nell'irreale virtuale, e mi sento quasi estranea. Come quando si torna a scuola dopo l'influenza, come quando si torna a Milano dalla vacanza. Si annusa un po' tutto, si toccano gli oggetti con cautela, si rigirano fra le mani le cose consuete riscoprendole in dettagli dimenticati. Ho letto una frase in un altra pagina e ve la riscrivo: "Vedere nero su bianco quell'indefinito che premeva dentro,a volte,serve a dargli un nome e nominarlo è già un po' combatterlo. " Ecco, non credevo di avere un indefinito che mi premeva dentro ma proprio nel momento in cui l'ho scritto - nero su bianco - ne ho avvertito il pizzicore, il fremito. Forse non desidero combatterlo, solo infilzarlo con uno spillo e lasciarlo lì agonizzante, a dimenarsi contro il muro. Lo scopo è comprendere o solo farsi male? And I have known the eyes already, known them all--
By Motociclista |
13:12 | commenti (2)
mercoledì, febbraio 02, 2005 Post retrospettivo. Lettera (mai spedita) del 9 agosto 2002 all'uomo della mia vita Basta. Sono stata anche troppo bene e adesso mi mancherà molto questo niente che ho vissuto con te. Tranquillo, non mi sono innamorata di te: no, non è questo. Tu hai parlato una lingua che ho compreso istintivamente, il mio corpo ha capito i tuoi baci e li ha accettati senza riserve, la mia mente ha capito il tuo desiderio e lo ha riconosciuto in sé, fino in fondo. Nella vita questa cosa apparentemente semplice non succede molto spesso. Potevo fare qualcosa di più per fermare questo momento, forse temevo solo di sembrare patetica. Non ti voglio per il sesso. Volevo far parte della tua vita e volevo che tu facessi parte della m ia, per quanto idiota e illogico possa sembrare. Tu farai parte della mia vita per sempre By Motociclista |
14:42 | commenti (5)
martedì, febbraio 01, 2005 Eccoci di nuovo qui, a parlare di sogni. C'è stato un momento, due anni fa, nel quale con chiarezza avevo visto tutto. Il momento era tra i meno positivi per noi, mi stavo rendendo conto che ci stavamo perdendo, che le nostre strade si erano incrociate soltanto per un attimo e avrebbero continuato in due direzioni diverse, allontanandosi sempre più. Allora ho desiderato fortemente che capissi che eravamo fatti l'uno per l'altra (pensa l'assurdità, non ne ero convinta nemmeno io). Una voce dentro di me, quella che sapeva già tutto, ha preso possesso della tastiera e ha scritto: "vorrei che andassimo a vivere insieme nella tua casa, io lascerò il mio lavoro e verrò qui, mi occuperò della casa, dell'orto del giardino e anche di te. Magari avremmo anche un bambino, io e te.. come si chiama il tuo papà? se no lo chiamiamo Pietro come mio nonno, o Alice come mia zia... ma cosa sto scrivendo?" Ma cosa stavo scrivendo? semplicemente i miei desideri più profondi, inascoltati. Ero già innamorata di te, due anni fa. Lo negavo, nemmeno sotto tortura l'avrei confessato. Poi è successo. Un giorno i miei desideri, i miei sogni, hanno cominciato a riaffiorare, a prendere colore, ad avverarsi. Ora ci ho preso gusto e sto facendo pratica, studiando i particolari, disegnando il mio nuovo mondo insieme a te. |